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Baci a destra e abbracci a sinistra non sono casuali, lo dicono anche le opere d’arte: lo studio dell’Università d’Annunzio

Baci e abbracci, gesti universali che esprimono amore e affetto, spontanei all’apparenza, nascondono però un dettaglio sorprendente: seguono infatti una precisa preferenza di lato, e ciò si riflette anche nelle opere d’arte. Un nuovo studio condotto dall’UniversitàG. d’Annunzio” di ChietiPescara e pubblicato sulla rivista Laterality: Asymmetries of Brain, Behaviour, and Cognition ha scoperto che, esattamente come avviene nelle interazioni quotidiane, anche nelle opere d’arte di diverse epoche i baci e gli abbracci riflettono queste preferenze laterali.

I ricercatori del Laboratorio di Psicobiologia, coordinati dal professor Luca Tommasi, hanno analizzato oltre 190.000 opere d’arte, scoprendo che il 66% dei dipinti di baci romantici mostra una testa inclinata a destra, mentre il 62% degli abbracci tende verso sinistra. «Queste scelte artistiche non sono casuali – afferma il professor Tommasi – Gli artisti, forse inconsapevolmente, hanno rappresentato le stesse tendenze che osserviamo nelle interazioni umane quotidiane, riflettendo la lateralizzazione funzionale del nostro cervello».

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Questa lateralizzazione ha radici profonde. Ad esempio, il bacio è spesso associato a una inclinazione della testa a destra, legata a una preferenza motoria che si manifesta fin dai primi mesi di vita, quando i neonati mostrano una tendenza a girare la testa più spesso verso destra. Al contrario, gli abbracci mostrano un’inclinazione verso sinistra, probabilmente per il coinvolgimento dell’emisfero destro del cervello, specializzato nell’elaborazione delle emozioni. I ricercatori collegano questo comportamento alla tendenza diffusa di tenere i neonati sul lato sinistro del corpo, una pratica che rafforza il legame emotivo.

Lo studio evidenzia come queste asimmetrie siano presenti non solo nei comportamenti quotidiani, ma anche nelle opere d’arte. Capolavori come “Il Bacio” di Francesco Hayez o l’abbraccio in “Passionate Lovers VIII” di Corneille mostrano chiaramente queste inclinazioni, confermando che gli artisti hanno catturato dettagli profondi e non verbali della natura umana. «Le opere d’arte – sottolinea il professor Tommasi – offrono uno specchio delle nostre tendenze neuropsicologiche, immortalando per secoli comportamenti che probabilmente sono rimasti invariati nel tempo e che forse offrono qualche vantaggio evolutivo».

Il legame tra arte e scienza emerge chiaramente da questa ricerca, che apre nuovi orizzonti non solo per comprendere la lateralizzazione dei comportamenti affettivi, ma anche per osservare come le rappresentazioni artistiche possano essere influenzate da questi meccanismi. I ricercatori suggeriscono che, oltre alle preferenze estetiche, potrebbe esserci una familiarità inconsapevole da parte degli osservatori che rende queste opere particolarmente attraenti.

Questo studio rappresenta un’interessante connessione tra il mondo dell’arte, della psicologia e delle neuroscienze. Le implicazioni delle scoperte non riguardano solo il passato, ma offrono anche nuove prospettive per comprendere il comportamento umano e la sua rappresentazione artistica.